‘Ndrangheta, maxi sequestro da 212 milioni di euro a due imprenditori calabresi vicini a famiglie mafiose

“A noi chi cazzo ce lo fa fare? Io butto bitume, tu butti cemento, a noi chi cazzo ce lo fa fare a metterci con questo e con quello, tanto sempre loro prendono il lavoro e sempre noi dobbiamo farlo”. Loro sono la ‘ndrangheta e a parlare, invece, sono due noti imprenditori calabresi ritenuti espressione delle cosche mafiose della Locride e della Piana di Gioia Tauro. Due uomini d’affari, uno dei quali coinvolto anche in importanti inchieste a Roma e Genova, ai quali la guardia di finanza ha sequestrato stamattina l’intero patrimonio ammontante a oltre 212 milioni di euro.

Coordinati dalla Dda di Reggio Calabria, gli uomini del colonnello Flavio Urbani hanno eseguito due provvedimenti emessi dalla Sezione misure di prevenzione del Tribunale su richiesta del procuratore Giovanni Bombardieri. I sigilli sono stati applicati a imprese commerciali, beni mobili, immobili e disponibilità finanziarie riconducibili a due noti imprenditori operanti nel settore della fabbricazione e distribuzione di conglomerati bituminosi e del calcestruzzo.

In attesa che tutte le notifiche vengano eseguite dalla guardia di finanza, i dettagli dell’inchiesta e i nomi dei due imprenditori saranno forniti nel corso di una conferenza stampa che si terrà stamattina al Comando provinciale di Reggio Calabria. Al momento trapela solo che l’impero dei due imprenditori è stato “accumulato nel tempo anche grazie all’abbraccio affaristico-criminale con le cosche reggine”. Erano in rapporti con le principali famiglie mafiose come i Pelle di San Luca, i Barbaro di Platì, i Ficara di Reggio, i Morabito di Africo e i Piromalli di Gioia Tauro.

Uno dei due indagati, inoltre, risulta nipote di uno dei boss del “Mandamento Jonico”. L’imprenditore, in sostanza, “controllava le commesse per le forniture di calcestruzzo” con riferimento ai lavori insistenti nella Locride. Il tutto operando “in sinergia” con l’altro indagato “attivo tra l’altro nel settore della bitumazione, imponendo ratione loci le proprie forniture per la realizzazione dei lavori” anche nella zona della Piana di Gioia Tauro. Il secondo imprenditore, invece, è conosciuto anche fuori dalla Calabria. Basta pensare che, negli ultimi anni, oltre ai problemi giudiziari con la Dda di Reggio è stato coinvolto in un’inchiesta della Procura distrettuale di Roma che lo aveva definito “deus ex machina” in un’indagine dove era emersa “la sistematica attività di turbativa di asta nella Capitale”. Per questo motivo era stato arrestato anche se, in attesa del processo, la Cassazione aveva annullato la misura cautelare.

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‘Ndrangheta, maxi sequestro da 212 milioni di euro a due imprenditori calabresi vicini a famiglie mafiose
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‘Ndrangheta, maxi sequestro da 212 milioni di euro a due imprenditori calabresi vicini a famiglie mafiose ultima modifica: 2018-11-08T12:04:43+00:00 da Antonio Pechiar