I miei fragili turbamenti

Inizio questo post non sapendo di che cosa parlare, come quando uno esce di casa senza una meta precisa. A furia di camminare, passo dopo passo, forse qualche idea verrà. In realtà sono fermo davanti al computer e sto mangiando un Boero, un cioccolatino con la ciliegina. Buono. Potrei parlare dei miei cioccolatini preferiti. Avete ragione, non è un argomento interessante. Potrei parlare di sesso! Ma sempre con questo sesso, e che sarà mai! Un corpo che penetra un altro corpo.

Potrei parlare dei Testimoni di Geova che vengono a trovarmi ogni domenica? Io cerco inutilmente di convertirli all’ateismo e loro cercano di spiegarmi Dio, altrettanto inutilmente. Dio per me deve restare incomprensibile e soprattutto incredibile, è questo il suo fascino. Potrei parlare del mio amore per Truffaut, in questo momento sto ascoltando la colonna sonora di Jules e Jim. Amo Truffaut ma non ho voglia di parlarne. In realtà non avrei voglia di parlare o di scrivere ma ormai ho iniziato, sto passeggiando nella mia mente che è vuota, uno spettacolo di desolazione infinita. Forse posso buttarla in politica, in fondo scrivo su un quotidiano di informazione, quale argomento scegliere? Il grave turbamento che mi consente di uccidere ogni essere umano che penetra nella mia abitazione? Chissà se a un grave turbamento dopo segue una leggera serenità davanti al cadavere dell’intruso? Meglio non porsi domande troppo cerebrali, bisogna sparare. E se fosse meglio sperare? Sperare in che cosa? Mi arrovello. Ho trovato! Sperare in un “leggero turbamento“, mi hanno stufato le cose gravi, persino la forza di gravità!

Ecco, oggi vi parlerò dei miei leggeri turbamenti di essere umano vivente. Se ci rifletto, non posso non constatare di come la mia vita sia costellata di leggeri turbamenti. Facciamo un elenco provvisorio. Mi turbano in modo leggero le carezze. Mi farei levigare come un sassolino dalle carezze, una marea di tenerezza sul mio corpo, assottigliarmi sempre di più, divorato dalle carezze, fino a scomparire per sempre. Che fine ha fatto Ricky? È stato ucciso da miliardi di carezze.

Sarebbe una morte carezzevole. Mi turba in modo leggero la mia mente, in questo momento sto pensando a un cetriolo, perché? Che cosa c’entrano ora i cetrioli? La mia mente è uno spazio vuoto, ci può cadere di tutto dentro, anche i cetrioli. Devo imparare a convivere con questa mente, devo accogliere il cetriolo immaginario, non rifiutarlo, accoglierlo come un migrante, amarlo e non averne paura. C’è spazio per tutti nella mia testa e nel mio cuore. Il cuore! Anche il mio cuore mi turba in modo lieve. Lo sento pulsare, ostinato, primitivo, cieco. Pulsa al cospetto del cielo, delle tenebre e dei fiori. Non sa fare altro. Ha un’idea fissa, un’ossessione: pulsare.

Cristo, sono anni che non vado a farmi controllare dal medico, non amo farmi analizzare, auscultare, ho sempre paura che i dottori trovino la combinazione della mia morte, posando lo stetoscopio sulla cassaforte del mio petto blindato. Che stranezze. Che cosa mi turba ancora? I ricordi, i ricordi mi turbano in modo lieve. A volte vorrei ucciderli, sparare ai ricordi che si sono intrufolati nella mia testa senza chiedere il permesso, come ladri. Vorrei mollare gli ormeggi della memoria e salpare verso l’oblio, puro e purificato da ogni residuo della vita passata, e accedere a una dimensione biologica fatta solo di istanti fragili come cristallo, essere fragili non è una debolezza ma una raffinatezza. Come sono saggio! Mi turba la mia saggezza da passeggio. Mi fa sentire vecchietto, eppure la saggezza per me è dei bambini, c’è nulla di più saggio di una creatura dedita al gioco e ai desideri? Vorrei che il bambino che è in me non morisse mai, vorrei giocare fino alla fine, fino alla fine dei miei giorni e alla fine di questo post che in fondo è solo un gioco.

L’articolo I miei fragili turbamenti proviene da Il Fatto Quotidiano.

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I miei fragili turbamenti ultima modifica: 2018-11-08T17:04:55+00:00 da Antonio Pechiar