USA, cosa cambia per Apple con Donald Trump

Trionfo elettorale per Donald Trump che nella lunga notte della politica americana ha sconfitto Hillary Clinton alla presidenza degli Stati Uniti d'America. Per Apple si prospettano vantaggi dal punto di vista fiscale ma anche paure per le promesse tasse per produzioni all'Estero

Donald Trump

Donald Trump è stato eletto oggi il 45esimo presidente degli Stati Uniti d’America. Ribaltando tutti i pronostici di un’estenuante campagna elettorale con immancabili polemiche e colpi bassi, gli americani hanno eletto il successore di Barack Obama. Ma non scriviamo questo articolo per analizzare il fattore politico del voto ma rivolgeremo le nostre attenzioni su le possibili ricadute in ambito tecnologico e nel dettaglio cosa si prospetta per Apple nei prossimi anni.

Nel suo programma economico esposto in campagna elettorale, Trump ha promesso di abbassare le aliquote fiscali per le imprese e le persone fisiche, proposta definita da lui “la più grande riduzione dai tempi di Ronald Reagan”. L’idea di Trump è quella di tagliare le imposte sul reddito delle imprese a 15% e diminuirà i sette scaglioni esistenti riguardanti le persone fisiche a soli tre scaglioni, cioè al 12%, 25% e 33%. Trump ha detto anche che eliminerà la tassa di successione e che impedirà alle multinazionali di rimandare il pagamento delle tasse sui redditi all’estero istituendo una cosiddetta “tassa di rimpatrio” del 10% sugli oltre 2 mila miliardi di dollari di entrate che varie aziende hanno all’estero.

Il trasferimento di profitti all’estero consente alle aziende americane di abbassare il tax rate anche per le imposte da pagare a casa loro. Apple ha un tax rate medio del 26% (media degli ultimi tre trimestri) rispetto al 35% del tax rate federale sugli utili delle aziende statunitensi. Ad agosto di quest’anno il CEO di Apple: Tim Cook ha spiegato che Apple ha versato 14 miliardi di dollari al fisco americano, una cifra superiore alla somma delle tasse pagate da Microsoft, Google e Ibm messe assieme. Se Trump farà quanto promesso, Apple – anche sulla spinta della Commissione Europea per il versamento d’imposte arretrate (13 miliardi di euro), potrebbe far rientrare tali capitali.

Apple e Donald Trump

Con la legge attuale, l’aliquota massima per le multinazionali è del 35%. Donald Trump ha promesso di ridurla al 15%, consentendo quindi ad Apple maggiori profitti e potenzialmente la possibilità di abbassare i prezzi. Allo stesso tempo il nuovo presidente ha parlato di imporre tariffe contro prodotti realizzati in Cina e Messico, una politica che potrebbe influire notevolmente sui margini e i prezzi di vendita per qualsiasi dispositivo che l’azienda produce in Cina e vende negli USA, questo per Apple risulta essere un grosso problema.

A proposito di produzione, a gennaio Donald Trump aveva parlato della necessità di portare il lavoro nel Paese; parlando espressamente della Casa di Cupertino aveva esclamato: “Costringerò Apple ad abbandonare la Cina e produrre i suoi dannati computer e l’altra roba qui”. Il sogno del nuovo presidente insomma, sembra quello di assemblare e produrre un iPhone con manodopera statunitense e componenti al 100% prodotti in USA, purtroppo ciò risulta essere impossibile come dimostrato tempo addietro da uno studio scientifico di MIT Technolgy Review che spiega in dettaglio perché è effettivamente impossibile o ad ogni modo complesso e costoso produrre dispositivi sul territorio USA.

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